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Un sacerdote risponde

A proposito degli atei e delle loro scritte sugli autobus

Quesito

Gentile padre Angelo Bellon,
un saluto ed una preghiera per Lei e per i suoi numerosi lettori. Le scrivo dopo aver letto la notizia che riguarda la "pubblicità" che la UAAR (unione atei agnostici razionalisti) vorrebbe far affiggere su alcuni autobus prima di Genova e poi di Roma.
Sono cristiano, cattolico, credente, praticante e sono cittadino italiano. 
La libertà di pensiero e di espressione è, anche se esercitata in forme piuttosto becere, una delle conquiste più importanti delle società cosiddette democratiche.
Libertà di espressione, appunto, non di "pubblicità ingannevole" come è stata definita.
Richiamo un attimo un concetto fondamentale. Libertà di espressione non significa poter scrivere tutto ciò che si vuole! Quella non sarebbe libertà! Se scrivessi su un autobus di Milano "Pinco Pallino mi sta antipatico" non eserciterei la mia irrevocabile libertà di parola, quanto una volgare provocazione-offesa nei confronti di un individuo. Libertà di espressione, dunque, non significa poter dire o fare tutto. Significa piuttosto dire o scrivere o fare ciò che non lede i diritti altrui, senza incorrere in pericoli di censura.
Questo è il punto.
Nessuno vuole negare agli atei-agnostici uno spazio pubblico di espressione. Io questo confronto non lo temo affatto, anzi, sarebbe una bella testimonianza confrontarsi con chi è così distante da noi. Allo stesso modo non vieterei mai e poi mai spazi pubblici a ebrei, magrebini, buddisti,ecc. Ci mancherebbe. Lo stato deve garantire il rispetto e la voce di tutti.
Ciò che critico sono, piuttosto, gli intenti chiaramente provocatori-offensivi dell'iniziativa.
Vede, secondo il principio democratico della libertà di espressione io sono libero di scrivere "W Gesù", ma non sono (non devo essere) libero di offendere gli altri. Se un musulmano dice "Allah è grande" non mi offende, ma se insulta Gesù sì. Questo è il principio della libertà di espressione, il suo limite ed il suo significato.
Cospargere una città di provocazioni rientra nella libertà di espressione o in quella non-libertà di offesa? Io opterei per questa ipotesi. Sì, possiamo discutere sul fatto che, ad esempio, molte minoranze culturali e religiose possono non avere visibilità in Italia. Vero. Per questo io per primo posso battermi. "Non sono d'accordo con la tua idea ma lotterò perchè tu la possa esprimere" è il principio della democrazia. Altra cosa, tuttavia, è usare uno spazio pubblico con l'intento chiaramente provocatiorio-offensivo. Quella non sarebbe libera espressione ma becera pubblicità ingannevole.
Un caro saluto


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. ti ringrazio per quella riflessione, che condivido in pieno.
Non abbiamo la libertà di fare il male: ad esempio, di uccidere una persona o di rubare. Questo è un abuso di libertà.
La libertà si esprime solo nel bene. Diversamente è ingiustizia, sopruso, offesa.

2. Grazie a Dio il problema si è risolto per il buon senso degli autisti genovesi.
Buon senso che invece è mancato agli atei provocatori.
Che lezione!

Ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 08.06.2009

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