Sei in: Home page => Un sacerdote risponde => Teologia morale => Generale => Se vi siano problemi di coscienza per chi deve proferire sentenze di divorzio

Un sacerdote risponde

Se vi siano problemi di coscienza per chi deve proferire sentenze di divorzio

Quesito

Caro Padre Angelo,
sono ormai giunta agli sgoccioli del mio corso di studi in giurisprudenza, e presto dovrò decidere quale via intraprendere in campo lavorativo. Mi domando talvolta se sia lecito o meno, per un credente, operare in un ambito particolare del diritto di famiglia, vale a dire il divorzio: se, per esempio, mi trovassi a lavorare in uno studio legale che tratta anche cause di questo tipo, come mi dovrei comportare? Molti mi dicono che non è certo l'avvocato divorzista a spingere le coppie a divorziare, e che quindi non dovrei farmi alcuno scrupolo. Ma ho letto spesso la sua opinione riguardo al personale medico che ha a che fare con le madri che abortiscono e, se non sbaglio, la Chiesa ritiene che così facendo, si renda complice. Dunque mi è sorto il dubbio che quel discorso potesse valere anche per il caso del divorzio.
Lei che cosa ne pensa?
La ringrazio per la sua disponibilità e per il prezioso servizio che offre.
Valentina


Risposta del sacerdote

Cara Valentina,
1. c'è una differenza tra il personale medico in riferimento all'aborto e chi fa pratica in uno studio legale in merito al divorzio.
Nel caso di aborto si tratta sempre e inequivocabilmente di un omicidio, e dell'omicidio di un innocente. Per cui non è mai lecito cooperare a simile azione, neanche col consiglio.

2. Il divorzio è un atto legale che dirime il matrimonio davanti allo stato, ma che non distrugge davanti a Dio un matrimonio valido precedente.
A volte chi divorzia può decidere di starsene per conto suo, senza accedere a nuove nozze civili.
Senza dire che in alcuni casi il divorzio potrebbe essere l'estremo rimedio per una situazione divenuta pericolosa per il figlio o per l'assetto economico della famiglia.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: “Se il divorzio civile rimane l'unico modo possibile di assicurare certi diritti legittimi, quali la cura dei figli o la tutela del patrimonio, può essere tollerato, senza che costituisca una colpa morale” (CCC 2383).
Se può essere tollerato da chi lo chiede, non suscita problema morale l’atto del giudice e di chi vi coopera.

3. In fondo l’azione del giudice e di chi vi coopera si configura come una pura applicazione della legge.
Nel caso dell’aborto invece si tratta di intervenire in un azione di suo sempre ingiusta e gravemente lesiva della persona del bambino.
Nel caso però che l’applicazione della legge del divorzio comportasse risvolti negativi gravi per una della parti in causa penso che sia giusto dire al “cliente”: si faccia portare avanti la pratica da un altro. Io non me la sento per motivi di coscienza”.

Ti auguro una buona conclusione del tuo itinerario di studente e di successo per il tuo avvenire.
Per questo ti prometto un particolare ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 16.05.2009

La pagina è stata letta 2563 volte