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Un sacerdote risponde

Una visitatrice si chiede chi autorizzi la Chiesa a dire la sua su tutto, specie su questioni sessuali ed etiche

Quesito

Caro Padre Angelo,
non sono praticante, ma non riesco a capire perché la Chiesa debba dire la sua proprio su tutto. Anche in materia etica.
Soprattutto non capisco tutti i precetti della Chiesa in materia sessuale, perché si debbano evitare rapporti prematrimoniali, l'omosessualità e l'uso di contraccettivi.
Perché si permette di dire che lo stupro è meno immorale di un aborto fatto da una povera bambina di nove anni vittima di tale violenza?
Forse Gesù ha mai giudicato in questo modo? Oppure ha dato precetti di condotta sessuale così dettagliati poi?
Così non si fa che allontanare i fedeli.
Certa di una sua riposta a riguardo le porgo un cordiale saluto


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. la prima reazione che ho avuto leggendo la tua mail è stata quella di dire: ma questa persona non ha capito nulla della vita cristiana.

2. Adesso faccio un passo avanti, pur avendo molta sfiducia nella tua capacità di comprensione, non perché tu non sia intelligente (cosa che con tutta sincerità non metto in dubbio), ma perché per conoscere Cristo e la vita cristiana ci vuole un’altra intelligenza, che forse tu per ora non hai ancora.
Vedi, per te Cristo probabilmente è solo un grande uomo.
Non ti importa forse sapere che cosa significhi vivere con Cristo, per Cristo e in Cristo. Perché la vita cristiana è questa.
Le persone che vivono e crescono sempre di più nella comunione con Lui capiscono subito che certe esperienze non si possono comporre con la vita cristiana, perché si tratta di esperienze contraddittorie.
Prova a leggere San Paolo. E li vi troverai scritto che i desideri della carne sono contrari a quelli dello spirito e fanno guerra all’anima.
Come si possa comporre l’inversione sessuale, il darsi a qualsiasi peccato impuro con la santità lo puoi sapere solo tu!

3. La Chiesa sa meglio di te che se c’è un motivo per cui tanta gente si allontana non è a motivo del rigore della morale sessuale, ma proprio il contrario: i peccati della carne non avvicinano mai a Dio, non permettono mai alla gente di avere il sensus Christi.
Temo che questo sia già avvenuto in te. Per questo dicevo inizialmente di avere una certa sfiducia nella tua capacità di comprensione.

4. Provo a fare un altro passo in avanti per darti ragione del motivo per cui la Chiesa entra in certe questioni, soprattutto etiche.
Gesù ha detto: “Io sono la vite, voi i tralci” (Gv 15,1).
Il cristiano vive unito a Cristo e nel proprio comportamento trae (o cerca di trarre) ispirazione diretta da Lui nel medesimo modo in cui i tralci traggono linfa vivificatrice dalla vite.
Ha anche detto: “Chi guarda una donna desiderandola, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mt 5,28).
Chi non vive unito a Cristo, disprezza questa sua affermazione, non sa che cosa significhi e che cosa comporti. È un cieco e pensa di sapere tutto!

5. Fatte queste premesse, non mi meraviglio che S. Paolo dica che i peccati sessuali escludano dal Regno di Dio, e cioè impediscano di stare uniti a Cristo: “Non ingannatevi: né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti... prenderanno possesso del Regno di Dio” (1 Cor 6,9-10):
E ancora: “del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggi e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come ho già detto, che chi le compie non erediterà il Regno di Dio” (Gal 5,19-21).
“Perché sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro,... avrà parte del Regno di Cristo e di Dio” (Ef 5,5).
Il pensiero di S. Paolo diventa ancora più dettagliato quando afferma: “Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e di libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda o inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme, non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che ci dona il suo santo Spirito” (1 Tess 4,3-8).

6. Ti domandi anche: perché la Chiesa si permette di dire che lo stupro è più grave di un aborto.
Ti rispondo: lo stupro è un male, e basta, senza alcuna possibilità di appello.
Ma l’aborto che cos’é? Non è forse un omicidio? E di un innocente? Questo non è un male?
No, tu sembri sentenziare che è un bene.
Allora ti chiedo: puoi dirmi chi ti da l’autorizzazione di condannare a morte persone innocenti?

7. Capisco la gravità dello stupro. Ma fare un tentativo di salvare madre e figlio, come insegna la Chiesa, è proprio una cosa sbagliata, da condannare?
E se alla madre violentata si dicesse: non uccidere il bambino, piuttosto dallo a me, è sbagliato?
Adesso ti riferisco quanto ha detto Madre Teresa di Calcutta in occasione della consegna del premio nobel per la pace: “Se sentite che qualche donna non vuole tenere il suo bambino e desidera abortire, cercate di convincerla a portarmi quel bambino. Io lo amerò, vedendo in lui il segno dell’amore di Dio”.
L’avresti detta tu una cosa del genere?

8. Poiché ti riferisci al caso della ragazza brasiliana messa incinta dal padre e costretta ad abortire i due gemelli che portava nel grembo, ti dico con tutta franchezza che mi dispiace sentire affermare che hanno fatto bene ad uccidere questi bambini.
Rimanendo in tema di essere cristiani, Gesù ha detto: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me” (Mt 25,40). Anche l’omicidio dei bambini innocenti Gesù lo ritiene fatto a sé.

Ecco dunque la mia risposta, accompagnata da un saluto che è cordiale dall’inizio alla fine.
Ti assicuro un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 09.04.2009

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