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Un sacerdote risponde

Diverse domande da parte di un giovane che si definisce agnostico

Quesito

Caro padre Angelo,
mi permetta di sottoporle qualche quesito del quale, pur da agnostico, avrei spesso voluto poter discutere con un sacerdote.
Pur essendo cresciuto in una famiglia cattolica, anche se non praticante, e avendo fatto tutti i sacramenti fino alla cresima da ragazzo, non mi sono mai sentito coinvolto dalla religione e sono sempre stato nei suoi confronti molto passivo, arrivando intorno ai 16 anni a rifiutare completamente il cattolicesimo e dichiararmi ateo. In seguito mi sono reso conto che in realtà la mia posizione era più complicata: non me la sento infatti di negare la possibile esistenza di Dio, come non me la sento di accettarla, di conseguenza ora mi considero agnostico.
La mia prima domanda nasce proprio dalla mia mancanza di fede in Dio: se Dio esiste, ed è universale ed assoluto, come si giustifica il fatto che persone diverse abbiano un grado diverso di fede in lui?
Che esistano cioè persone come lei, che credono tanto da voler dedicare la vita a Dio, e persone come me, che riescono ad avere solo poca o nulla fiducia nell'idea che Dio esista? Perché Dio si dovrebbe far sentire più vicino ad alcune persone che ad altre?
Non è una domanda che pongo in astratto, è una domanda che mi assilla continuamente. Recentemente poi, mi capita sempre più spesso di domandarmi il significato di questa situazione. Conosco da anni infatti una ragazza meravigliosa, con la quale dovrei sposarmi entro un anno, la quale vive una fede cristiana forte ed intensa, che in un certo senso invidio... non posso fare a meno di chiedermi spesso, quando la accompagno a messa, che differenza sostanziale ci sia tra lei e me, nel momento in cui lei "sente" Dio presente, e io invece non lo sento. E la amo e la conosco abbastanza per crederle, e per sapere che la sua fede è sincera e sentita. Stiamo frequentando il corso fidanzati in preparazione al matrimonio, che lei vuole celebrare in chiesa.
Rispetto la sua volontà, ma ho messo in chiaro con lei e con il parroco che non intendo "far valere" i sacramenti che mi sono stati impartiti simulando una fede che non ho, e che intendo partecipare al rito dichiarandomi agnostico e non credente. Ho conosciuto tante coppie però, al corso, formate da credenti, che danno giustamente una grande importanza all'aspetto spirituale della loro unione, al loro essere una coppia cattolica: io mi rendo purtroppo conto che non riuscirò mai ad afferrare del tutto questa spiritualità: in un certo senso, che non riuscirò mai ad essere per la mia ragazza una persona con cui vivere certe esperienze, pregare insieme, o leggere il vangelo... mi chiedo se in un certo senso io non la stia limitando.
Ma mi chiedo anche, come può una persona che non ha il dono innato della fede, rivolgersi a Dio ed alla religione? Io non sono un ateo convinto, non sono una persona che ama scartare le ipotesi che non gli vanno a genio, non sono uno che rifiuta ciò di cui non ha avuto esperienza diretta deridendo chi ce l'ha. Ma non capisco, se Dio esiste, come lo posso cercare? Come posso andare nella sua direzione se non riesco a sentirlo, anche volendo?
Mi chiedo in pratica, nell'ipotesi che Dio esista, il fatto che io non lo senta come andrebbe interpretato? Razionalmente, propenderei per la più semplice delle ipotesi, cioè che Dio non esiste. Ma come spiegare la fede di tante persone? Come spiegare la fede della mia ragazza, che conosco troppo bene per non sapere che è sincera? E' qui che il mio ragionamento non torna, ma mi blocco sul fatto che, viceversa, sono tante le persone che non credono, sono tante nelle religioni gli aspetti incoerenti e dubbi che giustificano un atteggiamento ateo o agnostico. La mia considerazione finale è che non ci sono prove veramente tangibili e inconfutabili (diciamo pure scientifiche) che Dio esista, ma solo messaggi impossibili da raccogliere senza la colla della fede, che deve essere parallela o forse addirittura antecedente a questi messaggi stessi per portare chi la prova ad abbracciare una religione e credere a un Dio.
Ma allora la fede da cosa vi viene? Vi viene da Dio? Vi viene da voi stessi, per scelta o per forza di volontà? La ricerca di Dio parte da Dio o dall'uomo che cerca? Può un uomo senza fede cercare e arrivare a capire, secondo lei? O il primo passo è Dio che lo fa, e se non lo fa avrà i suoi motivi?
Io non capisco, perché non trovo nella religione una risposta a questa domanda. Mi sembra che serva la fede per credere ed avere fede, per cui non esco da un giro infinito che mi riporta sempre al punto di partenza.. non credo in Dio perché non ho la fede, non posso cercarlo perché non credo in lui, non posso decidere di credere in lui, perché allora non lo starei trovando, me lo starei inventando, non posso crederci con la ragione, perché in maniera umanamente razionale Dio non è comprensibile per definizione, quindi non posso credere in lui, ma non posso pensare che nessuno di chi ci crede non sia sincero, perché c'è almeno una persona di cui non dubito e che crede sinceramente. Posso dedurre che se Dio esiste, non vuole per qualche motivo che io creda in Lui, o mi avrebbe dato la fede per trovarlo. Ma che significato avrebbe questo? Cosa potrei fare?
La ringrazio se vorrà rispondermi e mi scuso se qualche mia frase dovesse risultare o suonarle offensiva e irrispettosa, l'intento non era sicuramente questo.
Grazie,
M.


Risposta del sacerdote

Caro M.,
sono molte le domande che mi poni. Sono contento anche di entrare in dialogo con te.
Hai dato una visione abbastanza complessiva del tuo stato d’animo.
Ma la risposta a tutte le tue domande richiederebbe una trattazione così ampia da costituire un intero trattato.
Per questo mi limito a darti una risposta ai primi quesiti che sollevi.

1. Scrivi: “se Dio esiste, ed è universale ed assoluto, come si giustifica il fatto che persone diverse abbiano un grado diverso di fede in lui?
Che esistano cioè persone come lei, che credono tanto da voler dedicare la vita a Dio, e persone come me, che riescono ad avere solo poca o nulla fiducia nell'idea che Dio esista? Perché Dio si dovrebbe far sentire più vicino ad alcune persone che ad altre?
”.
La risposta si trova in Mc 4,1-9:
“Di nuovo si mise a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva. Insegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento:
«Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un'altra cadde fra i sassi, dove non c'era molta terra, e subito spuntò perché non c'era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. Un'altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. E un'altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per intendere intenda!».
E in Mc 4,13-20.
“Continuò dicendo loro: «Se non comprendete questa parabola, come potrete capire tutte le altre parabole? Il seminatore semina la parola.
Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la parola; ma quando l'ascoltano, subito viene satana, e porta via la parola seminata in loro.
Similmente quelli che ricevono il seme sulle pietre sono coloro che, quando ascoltano la parola, subito l'accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della parola, subito si abbattono.
Altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine: sono coloro che hanno ascoltato la parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e l'inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la parola e questa rimane senza frutto.
Quelli poi che ricevono il seme su un terreno buono, sono coloro che ascoltano la parola, l'accolgono e portano frutto nella misura chi del trenta, chi del sessanta, chi del cento per uno».

Mi pare che l’insegnamento del Signore sia limpido.
Tocca a noi domandarci: quanto il seminatore ha seminato su quale terreno è caduto?
Mi piacerebbe sapere in quale terreno ti configuri, perché certamente il Signore ha seminato anche nella tua vita. Gli interessi molto. Ti ama in finitamente. Pensi che tutto quello che hai, in doti fisiche e intellettuali, sia frutto del caso?
Ad un caso così intelligente io darei il nome di Dio!

2. Scrivi: “Conosco da anni infatti una ragazza meravigliosa, con la quale dovrei sposarmi entro un anno, la quale vive una fede cristiana forte ed intensa, che in un certo senso invidio... non posso fare a meno di chiedermi spesso, quando la accompagno a messa, che differenza sostanziale ci sia tra lei e me, nel momento in cui lei "sente" Dio presente, e io invece non lo sento”.

Per me la risposta è molto semplice: la tua ragazza sente la presenza di Dio perché interiormente è viva, vive in grazia, e cioè nella fedeltà ai suoi comandamenti.
Tu invece nella tua vita hai trasgredito vari comandamenti divini. E da molto tempo non vivi più in grazia. Ora, quando non si è in grazia, non si sente più la presenza di Dio.
La Scrittura dice: Dio non abita in un’anima inquinata dal peccato.
La confessione sacramentale restituisce la purezza nella coscienza. Anche se vi fossero peccati molto grandi, con questo atto la coscienza diventa pura davanti a Dio e sente viva la sua presenza.

3. “non riuscirò mai ad essere per la mia ragazza una persona con cui vivere certe esperienze, pregare insieme, o leggere il vangelo... mi chiedo se in un certo senso io non la stia limitando”.
Sono certo che la tua ragazza sente questo come un limite. Desidererebbe essere nella medesima lunghezza d’onda con te nelle realtà che sente più intime, più care, più preziose, più vivificanti.
Desidererebbe senz’altro che il padre dei suoi figli avesse chiaro l’orizzonte verso cui vuole condurli. Che sappia dire ai suoi figli: ti ho messo al mondo per questo e per quest’altro motivo, non per farti vivere un’esperienza a caso!

4. “Razionalmente, propenderei per la più semplice delle ipotesi, cioè che Dio non esiste. Ma come spiegare la fede di tante persone?
Dovresti conoscere i motivi che portano gli uomini da sempre a concludere che Dio esiste.
Se non li conosci e non li controbatti, non sei intellettualmente corretto.
Inoltre non si può concludere che Dio non esiste semplicemente perché non lo si vede tangibilmente.
Ti direi: se lo vedi tangibilmente, sarebbe la prova sicura che quello non è Dio.

5. “viceversa, sono tante le persone che non credono, sono tante nelle religioni gli aspetti incoerenti e dubbi che giustificano un atteggiamento ateo o agnostico”.
Vi sono anche tanti ciechi in questo mondo. Ma non puoi andare dai ciechi per sapere com’è fatta la luce. E neanche i ciechi potrebbero dire: i colori non esistono perché non li abbiamo mai visti.
Che vi sia tante religioni è vero: ma non sono tutte uguali.
Quella cristiana poi, a rigore, non è una religione (ossia il tentativo dell’uomo di andare a Dio), ma una fede, una rivelazione, una chiamata ad entrare in una comunione soprannaturale di vita con Dio. Quando dico soprannaturale, accenno al fatto che richiede una mozione, una presenza e un’esperienza di Dio nell’anima. Per le altre religioni questo non si richiede.
La pluralità delle religioni certamente interroga l’uomo: ma hai la ragione per verificare se in tutte vi siano le incongruenze di cui dici.
Ora nella religione e nella dottrina cristiana non vi è alcuna incongruenza o contraddizione. La ragione stessa ne esce purificata, illuminata, perfezionata.
Sarei contento di entrare in discussione anche su questo punto.

Ti ringrazio per la fiducia.
Prego per te perché tu apra il tuo cuore all’azione di Dio (come sarebbe bello se finalmente tu facessi una sincera e umile confessione generale della tua vita!). Personalmente sono convinto che tu abbia bisogno di questo. É la premessa per poter sentire, per poter vivere l’esperienza cristiana.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 21.01.2009

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